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Certificazione DNSH fotovoltaico 2026: principio, conformità e accesso ai fondi PNRR

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Sommario

La certificazione DNSH fotovoltaico è oggi il passaggio chiave per accedere a gran parte degli incentivi italiani, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) al Piano Transizione 5.0. Molte PMI, installatori e stazioni appaltanti faticano però a orientarsi tra tassonomia UE, circolari nazionali e richieste di documentazione. In Italia il principio DNSH (Do No Significant Harm) non è una formalità: è obbligatorio nelle misure finanziate dal PNRR e connesso a obiettivi come ripresa e resilienza, limitazione di sostanze pericolose e gestione del fine vita RAEE. In questa guida aggiornata al 2026 trovi un quadro normativo chiaro, i requisiti ambientali PNRR, i bandi che richiedono DNSH, guida operativa per il rispetto della norma, checklist operative, casi reali italiani e un set di risposte pratiche per impostare un fascicolo “a prova di audit”. La struttura segue un percorso logico: definizioni e norme, componenti e procedure, incentivi, trend, case study, FAQ e checklist finali.

Cos’è il principio DNSH nel fotovoltaico: norme UE e linee guida italiane

Per applicare concretamente il principio DNSH al fotovoltaico, è utile capire come i sei obiettivi ambientali della tassonomia UE si traducono nella progettazione, installazione e gestione di un impianto FV.

I 6 obiettivi ambientali della tassonomia UE applicati al FV

Il principio di non arrecare danno (DNSH) deriva dalla tassonomia UE e dai Regolamenti (UE) 2020/852 e 2021/2139. Chi chiede un finanziamento pubblico deve dimostrare che l’investimento non arreca un danno significativo a ciascuno dei 6 obiettivi ambientali:

  • Mitigazione dei cambiamenti climatici
  • Adattamento ai cambiamenti climatici
  • Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse naturali
  • Transizione verso l’economia circolare
  • Prevenzione e riduzione dell’inquinamento
  • Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Implicazioni pratiche per il fotovoltaico:

  • Non basta ridurre le emissioni. Occorre dimostrare, con evidenze tecniche e documentali, l’assenza di danni significativi in ognuna delle aree sopra.
  • Il DNSH si applica all’intero ciclo di vita: scelta dei componenti (marcatura CE, sostanze pericolose), progettazione, cantiere, esercizio, fine vita (RAEE).
  • Per impianti >1 MW è centrale la valutazione dei rischi climatici e le misure di adattamento.

Tabella comparativa – 6 obiettivi DNSH vs evidenze tipiche per impianti FV

  • Mitigazione climatica: calcoli di produzione/risparmio CO2; conformità a norme CEI; assenza combustibili fossili.
  • Adattamento climatico: valutazione rischi (es. vento, grandine, alluvioni) e misure progettuali (ancoraggi, drenaggi).
  • Risorse idriche: assenza di impatti su corpi idrici; gestione acque meteoriche in cantiere; niente scarichi inquinanti.
  • Economia circolare: adesione a sistemi RAEE; piano di decommissioning; specifiche su riciclabilità componenti.
  • Prevenzione inquinamento: conformità RoHS/deroghe; gestione rifiuti di cantiere; assenza di sostanze vietate.
  • Biodiversità: localizzazione compatibile; eventuali valutazioni paesaggistiche/ambientali; assenza di habitat sensibili, soprattutto per impianti a terra.

Fonti: Reg. (UE) 2020/852; Reg. (UE) 2021/2139.

Cosa cambia con le circolari italiane 2021–2026

In Italia l’operatività DNSH è stata definita e aggiornata da circolari nazionali che allineano la normativa interna ai principi europei, con focus su verifica e controllo ex post e tracciabilità dei documenti.

  • Circolare MEF-RGS n. 32/2021 e n. 33/2022: prime istruzioni su rispetto del principio DNSH nelle misure PNRR.
  • Circolare RGS n. 22 del 14/05/2026: allineamento e aggiornamento operativo; più chiarezza sulle evidenze, rafforzamento dei controlli ex post e tracciabilità dei documenti.

Punti chiave:

  • Coerenza con la tassonomia UE e obbligo DNSH per gli investimenti finanziati da PNRR.
  • Necessità di predisporre un fascicolo completo già in fase di domanda, ma soprattutto tenere tutto pronto per i controlli ex post.
  • Per le amministrazioni e i soggetti attuatori: indicazioni su verifiche e campioni di controllo.

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato (RGS).

Requisiti DNSH per accedere a incentivi nazionali (Transizione 5.0, FER X)

Il rispetto del principio DNSH è un requisito imprescindibile per accedere a incentivi nazionali ed europei legati alla transizione verde e alla transizione ecologica. Anche le misure come Transizione 5.0 e future FER X richiamano esplicitamente il DNSH, per garantire che ogni investimento nel fotovoltaico sia coerente con la sostenibilità ambientale e non generi impatti negativi sulle attività economiche e sull’ecosistema.

  • Piano Transizione 5.0: la Circolare MIMIT del 16/08/2026 prevede il rispetto del principio DNSH e verifiche tecniche/documentali, con certificazione ex post in coerenza con gli allegati operativi.
  • Misure per le rinnovabili (incluse le future FER X): richiamano gli standard DNSH per garantire che l’investimento in impianti fotovoltaici non generi “danni significativi” in nessuno dei 6 obiettivi ambientali.
  • Coerenza con le schede tecniche PNRR: le schede per missioni e componenti definiscono vincoli di ammissibilità ed elementi verificabili.

Fonte: MIMIT; RGS; Regolamenti UE.

DNSH è un “bollino” unico o un fascicolo di prove?

  • Non esiste un attestato UE unico. La cosiddetta attestazione conformità DNSH è in realtà un fascicolo di prove tecniche e dichiarazioni che mostrano la conformità al principio DNSH per il settore fotovoltaico.
  • È distinto da altri adempimenti ma complementare, e rappresenta un requisito di ammissibilità per quasi tutti i progetti finanziati dal PNRR e le misure di sostegno alle rinnovabili.
  • Quando si applica: soprattutto per progetti e misure finanziate con fondi pubblici (PNRR e affini). I bandi spesso lo indicano come requisito di ammissibilità.

Fonte: RGS; linee guida operative nazionali.

Requisiti tecnici e documentali per la certificazione DNSH fotovoltaico

Tra i componenti impiantistici, l’inverter fotovoltaico gioca un ruolo centrale nel rispetto dei requisiti DNSH: deve garantire conformità CE, gestione sicura delle sostanze pericolose e riciclabilità inverter a fine vita. La progettazione deve privilegiare componenti riciclabili, con documentazione chiara sulle modalità di recupero e smaltimento, per rispettare l’obiettivo di economia circolare del DNSH.

Marcatura CE, Direttiva RoHS e chiarimenti per il FV

  • Marcatura CE: i moduli fotovoltaici e gli inverter devono essere conformi alle direttive UE applicabili (sicurezza elettrica, compatibilità elettromagnetica, ecc.). La marcatura CE e la Dichiarazione di Conformità (DoC) del fabbricante sono evidenze fondamentali.
  • RoHS (sostanze pericolose nelle AEE): i pannelli FV fissati in modo permanente da professionisti rientrano nella deroga prevista dall’art. 2, par. 4, lett. i) della Direttiva 2011/65/UE. La deroga non elimina l’esigenza di controllare le sostanze, ma chiarisce il perimetro dell’obbligo.
  • Prassi GSE (Agrisolare 2023): nelle comunicazioni operative sono stati riconosciuti come riferimenti accettati marcatura CE, informazioni RoHS (incluse deroghe) e certificazioni di filiera già valutate da GSE per i componenti, ai fini della dimostrazione DNSH.
  • Suggerimento: evitare incongruenze tra marcature, dichiarazioni del produttore e manuali. Allineare sempre RoHS/deroga con la documentazione CE del componente.

Fonti: Direttiva 2011/65/UE (RoHS); portale GSE; RGS.

Marcatura CE, Direttiva RoHS e chiarimenti per il FV

  • CE: copre LVD, EMC e altre direttive applicabili
  • RoHS: non si applica ai moduli FV permanentemente installati (deroga UE), ma vale per inverter e accumulo

Decision tree testuale:

“Modulo FV installato permanentemente da professionisti?”

→ Sì: deroga RoHS

→ No / portatile: RoHS applicabile

Certificazioni “componenti” accettate dal GSE ai fini DNSH

In molti bandi GSE, per provare qualità, ambiente e sicurezza della filiera, sono accettate come evidenze:

  • ISO 9001 (qualità), ISO 14001 (ambiente), ISO 45001 (salute e sicurezza)
  • Factory Inspection e certificazioni di stabilimento/lotto

Perché contano:

  • Corroborano marcatura CE e informazioni RoHS, mostrando che i processi produttivi rispettano standard internazionali.
  • Aiutano a superare dubbi su lotti, stabilimenti e tracciabilità dei componenti.

Verifica di validità:

  • Accertare che i certificati siano emessi da organismi accreditati e riferiti allo stabilimento che ha prodotto i componenti installati.
  • Controllare scadenze e corrispondenza con numeri di serie/lotto indicati nei DDT e sulle etichette dei moduli/inverter.

Fonti: GSE; standard ISO; prassi operative bandi pubblici.

Fine vita e RAEE: obblighi per pannelli fotovoltaici

La gestione del fine vita dei moduli e dell’inverter fotovoltaico è un punto cardine per dimostrare il principio di non arrecare danno:

  • Quadro normativo: D.Lgs. 49/2014 disciplina la gestione dei RAEE, inclusi i moduli FV a fine vita; successivi aggiornamenti hanno rafforzato gli obblighi di ritiro e trattamento.
  • Piano di decommissioning: descrive come verranno rimossi i moduli, tracciati e conferiti a sistemi collettivi RAEE autorizzati.
  • Documenti richiesti: istruzioni RAEE del produttore, prova di adesione a un consorzio/sistema collettivo, procedure interne per la tracciabilità (registri, formulari rifiuti).
  • Obiettivo DNSH: assicurare economia circolare e prevenzione dell’inquinamento tramite corretta gestione dei rifiuti.

Fonti: D.Lgs. 49/2014; normativa nazionale RAEE.

Come verifico la conformità di un modulo/inverter ai fini DNSH?

Controlla la marcatura CE sul prodotto e acquisisci la Dichiarazione UE di Conformità del fabbricante.

Verifica, sul sito del produttore o presso organismi notificati, eventuali certificati aggiuntivi.

Allinea le informazioni su RoHS/deroga con schede tecniche e manuali.

Se disponibili, acquisisci certificazioni GSE/ISO di stabilimento, factory inspection e tracciabilità di lotto.

Integra nel fascicolo DNSH i DDT e le fatture che riconducano univocamente i componenti installati ai documenti raccolti.

Fonti: RGS; GSE; Direttiva 2011/65/UE.

Procedure operative per la conformità DNSH e l’accesso agli incentivi

Prima di avviare il progetto, è fondamentale verificare in autonomia la conformità DNSH utilizzando le schede PNRR e le check-list dedicate, così da raccogliere le evidenze necessarie in ogni fase.

Autovalutazione con le schede PNRR e check-list DNSH

Le schede tecniche PNRR, per ogni missione/componente, elencano vincoli DNSH e la tipologia di evidenze richieste.

Elementi di verifica ex post: ad esempio attestazioni delle prestazioni energetiche per misure di efficienza, fotografie di cantiere, tracciabilità materiali.

Struttura consigliata delle evidenze:

  • Per obiettivo DNSH (6 sezioni dedicate con prove puntuali).
  • Per fase: progetto (relazioni), cantiere (verbali/foto), esercizio (registri manutenzione), fine vita (piano RAEE).

Fonti: RGS; documentazione PNRR.

Dossier documentale tipo per progetti FV

Dichiarazione sostitutiva ai sensi del DPR 445/2000 sul rispetto del principio DNSH.

Schede tecniche dei componenti, marcatura CE, Dichiarazioni UE di Conformità.

Attestazioni ISO/Factory Inspection di stabilimento e tracciabilità dei lotti.

Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico (DM 37/08).

Istruzioni RAEE del produttore, adesione a sistema collettivo e piano di decommissioning.

Per impianti >1 MW: valutazione dei rischi climatici e misure di adattamento (ad es. verifica azioni contro grandine, vento estremo, allagamenti).

Box – Elenco documenti tipici per bando/incentivo FV

  • Titolarità del progetto e dichiarazione DNSH (DPR 445/2000)
  • CE + DoC per moduli, inverter, eventuale accumulo
  • Certificazioni GSE/ISO e factory inspection
  • DDT, fatture, fotografie installazione/as-built
  • Dichiarazione DM 37/08 e schemi elettrici
  • Manuali RAEE, piano fine vita, prova adesione consorzio
  • Per >1 MW: relazione rischi climatici e misure di adattamento

Fonti: RGS; MIMIT; normativa RAEE.

Verifiche e certificazione ex post nelle misure Transizione 5.0

La Circolare MIMIT 16/08/2026 prevede controlli tecnici e documentali a consuntivo, coerenti con gli allegati DNSH.

Cosa serve:

  • Tracciabilità acquisti e installazione (DDT, seriali, lotti, rapporti di prova).
  • Dossier fotografico di cantiere e as-built.
  • Allineamento tra quanto dichiarato a progetto e quanto effettivamente installato.

Ruoli:

  • Beneficiario: responsabilità complessiva e custodia del fascicolo.
  • Progettista/Direttore Lavori: correttezza tecnica e conformità normative/CEI.
  • Installatore: dichiarazioni DM 37/08, manuali, prove di funzionamento.
  • Soggetti attuatori (se previsti dal bando): controlli formali e sostanziali.

Verifiche e certificazione ex post nelle misure Transizione 5.0

La “certificazione ex post” non è un bollino UE DNSH, ma controlli e asseverazioni richieste dalla misura.

Le asseverazioni sono firmate da professionisti qualificati secondo la Circolare MIMIT.

Conseguenze di non conformità DNSH:

  • sospensione o revoca dell’agevolazione
  • recupero (claw-back) delle somme erogate
  • possibile esclusione da futuri bandi

Autorità competenti: GSE / MIMIT / PA.

Fonti: MIMIT; prassi PNRR.

Chi firma la dichiarazione DNSH e quando presentarla?

Chi firma: di norma il legale rappresentante/beneficiario, con supporto del progettista/fornitore per la parte tecnica.

Quando presentarla: secondo le finestre del portale del bando (GSE, Invitalia o PA competente), spesso in fase di domanda e integrazione finale.

Quanto conservarla: per tutto il periodo di monitoraggio e rendicontazione, e comunque per gli anni previsti dai controlli ex post.

Fonti: RGS; portali di bando.

In un ufficio, alcuni ingegneri esaminano i disegni tecnici per pianificare un progetto fotovoltaico conforme alle normative DNSH.

Componenti e progettazione: best practice DNSH per moduli, inverter, accumulo

Prima di entrare nel dettaglio dei moduli fotovoltaici, è utile comprendere come ogni componente contribuisca alla conformità DNSH e come le evidenze documentali supportino l’accesso ai fondi PNRR.

Moduli fotovoltaici

Evidenze minime: marcatura CE, Dichiarazione UE di Conformità, informazioni su sostanze pericolose e applicabilità della deroga RoHS ai pannelli installati in modo permanente da professionisti.

Certificazioni GSE/ISO come prove aggiuntive: utili per dimostrare qualità, ambiente e sicurezza della filiera.

Tracciabilità: conservare etichette seriali, DDT, factory inspection e riferimenti allo stabilimento di produzione.

Inverter e sistemi BOS

Conformità CE e requisiti di sicurezza elettrica/EMC.

Prevenzione inquinamento: informazioni su sostanze e corretto smaltimento a fine vita.

Documentazione tecnica: datasheet, manuali, dichiarazioni del fabbricante.

Allineamento a norme CEI applicabili alla tipologia di impianto e alla connessione.

Per l’inverter fotovoltaico, il rispetto della normativa è fondamentale per rispettare il principio do no significant harm e accedere alle opportunità di finanza pubblica.

Accumulo e gestione RAEE

Integrazione DNSH: attenzione a sostanze, sicurezza e smaltimento batterie a fine vita, con adesione a sistemi collettivi dove previsto.

Prove documentali: marcatura CE, manuali con istruzioni su trasporto, stoccaggio e riciclo, contratti con operatori autorizzati.

Coordinamento: allineare documenti di accumulo con quelli dell’impianto FV per un fascicolo unico coerente.

In aggiunta alla gestione RAEE dei moduli FV, per i sistemi di accumulo si applica il Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie, rilevante per il principio DNSH:

  • Responsabilità estesa del produttore (EPR) per le batterie
  • Etichettatura obbligatoria e QR code
  • Target di raccolta e riciclo
  • Requisiti di sicurezza e trasporto (ADR ove applicabile)

Evidenze da allegare nel dossier DNSH:

  • marcatura CE e dichiarazione del produttore secondo Reg. (UE) 2023/1542
  • etichetta / QR code ove previsto
  • iscrizione produttore al registro nazionale pile/accumulatori o accordo con sistema collettivo
  • istruzioni movimentazione e trasporto
  • contratti con operatori autorizzati per il fine vita

Tutto ciò si integra con la gestione RAEE dei moduli FV per coprire economia circolare e prevenzione dell’inquinamento (obiettivi DNSH).

Impianti su tetto vs. a terra: ci sono differenze DNSH?

Impianti su tetto vs. a terra: ci sono differenze DNSH?

Per gli impianti a terra il capitolo biodiversità e uso del suolo è critico:

  1. Conformità urbanistica
  2. Screening ambientale
  3. Autorizzazione paesaggistica (se dovuta)
  4. VIA / VAS ove applicabile

Vincoli in aree Natura 2000 / SIC / ZPS: valutazioni di incidenza obbligatorie quando richieste.

Agrivoltaico: seguire linee guida istituzionali ufficiali.

Documenti di mitigazione:

  • rilievi ecologici pre‑intervento
  • piani di evitamento/mitigazione
  • gestione habitat e ripristino ambientale
Ingegnere utilizza un computer portatile per ispezionare un impianto fotovoltaico a terra e i relativi supporti strutturali, verificandone la conformità.

Incentivi e bandi che richiedono DNSH (Transizione 5.0, FER X, Agrisolare)

Per orientarsi tra i diversi incentivi e bandi, è importante aggiornarsi sulle novità 2025–2026 e comprendere come FER X, CER e eventuali aggiornamenti post-PNRR richiedano il rispetto del principio DNSH.

Aggiornamenti 2025–2026: FER X, CER e post-PNRR

FER X

Una volta pubblicato il decreto ufficiale FER X, sarà obbligatorio verificare l’inserimento di clausole DNSH esplicite, le tecnologie ammissibili e le modalità di controllo DNSH nelle procedure di accesso agli incentivi.

Placeholder: aggiornare con link al decreto FER X quando pubblicato.

CER incentivate dal GSE

Per le Comunità Energetiche Rinnovabili, consulta il portale ufficiale GSE:

I cofinanziamenti regionali e locali possono richiedere il rispetto del principio DNSH o prove DNSH‑like.

Evidenze tipiche richieste:

  • marcatura CE / DoC componenti
  • RoHS / deroga per moduli FV
  • gestione RAEE e fine vita
  • valutazioni di biodiversità per impianti a terra

Aggiornamenti post‑2026 della tassonomia UE e climate screening

Saranno inseriti solo gli aggiornamenti pubblicati su EUR-Lex e con citazioni verificabili.

Nota operativa: monitorare i Delegated Acts e le FAQ RGS.

Piano Transizione 5.0 (Circolare MIMIT 16/08/2026)

Obbligo di rispetto del DNSH con verifiche tecniche documentate negli allegati operativi.

Certificazione ex post e controlli documentali sui componenti e sull’installazione.

Coerenza con schede PNRR e tassonomia UE: il fascicolo DNSH deve coprire tutti i 6 obiettivi.

Fonte: MIMIT; RGS.

Agrisolare 2023: lezioni apprese su CE/RoHS/DNSH

Chiarimenti GSE: marcatura CE e gestione RoHS (incluse deroghe per pannelli FV) sono stati considerati riferimenti per soddisfare la conformità al DNSH; le certificazioni di filiera valutate dal GSE hanno supportato l’accettazione dei componenti.

Errori frequenti:

  • Interpretazioni errate sulla deroga RoHS per pannelli FV.
  • Mancanza di dichiarazioni aggiornate del produttore e manuali RAEE.
  • Tracciabilità incompleta tra lotti forniti e documenti caricati.

Come impostare il fascicolo:

  • Allineare CE/DoC, dati RoHS/deroga e manuali RAEE.
  • Allegare certificazioni ISO/Factory Inspection e riferimenti allo stabilimento di produzione.
  • Associare DDT/fatture ai seriali effettivamente installati, con foto etichette.

Fonti: GSE; normativa RoHS; RGS.

Sostegno all’autoproduzione FV nelle PMI (Invitalia) e altre misure

Requisiti DNSH: anche quando non esplicitati, gli interventi su rinnovabili finanziati richiedono tipicamente documenti su CE/RoHS/RAEE.

Procedura: il portale definisce la lista degli allegati; è essenziale la tracciabilità delle spese e la documentazione fotografica dei lavori.

Altre misure: iniziative nazionali (incluse future FER X) e PNRR che includono FV richiamano DNSH come condizione di ammissibilità.

Fonti: Invitalia; RGS.

DNSH si applica anche agli interventi non PNRR?

Dipende dal bando/misura. Se il bando richiama il principio DNSH, diventa vincolo di ammissibilità.

Buona prassi: predisporre comunque le evidenze DNSH per tutti i progetti finanziati, perché molte amministrazioni stanno allineando i requisiti.

Fonti: bandi nazionali/regionali; RGS.

Trend e criticità del mercato italiano (2023–2026)

Per comprendere le dinamiche attuali e prepararsi alle verifiche, è utile analizzare come la resilienza climatica e la circolarità stiano diventando requisiti sempre più stringenti nel mercato italiano.

Più rigore su resilienza climatica e circolarità

Aggiornamenti 2026 (RGS, MIMIT) rafforzano le verifiche su risk assessment climatico e gestione del fine vita.

Cresce il peso di certificazioni di filiera (ISO, factory inspection) per dimostrare qualità e tracciabilità.

Impatti pratici: servono più tempo e pianificazione documentale; conviene avviare presto la raccolta delle evidenze.

Fonti: RGS; MIMIT; report tecnici di settore.

Confusione su RoHS e deroghe: come evitarla

La deroga RoHS per pannelli FV installati permanentemente da professionisti è prevista a livello UE. Tuttavia, è utile mantenere evidenze su sostanze e processi per prevenire contestazioni.

Linee di chiarezza:

  • Ottenere dichiarazioni aggiornate del produttore e manuali che riportino correttamente la gestione sostanze/fine vita.
  • Garantire tracciabilità completa dei lotti e coerenza con i documenti caricati ai portali.

Lezioni da Agrisolare 2023: gran parte dei ritardi è dipesa da errori formali e mancanza di prove coerenti.

Fonti: Direttiva 2011/65/UE; GSE.

DNSH + CAM negli appalti pubblici

Nei lavori pubblici, i CAM sono obbligatori e si integrano con DNSH: i CAM definiscono requisiti minimi ambientali di prodotti/servizi, il DNSH impone di non arrecare danno significativo su 6 obiettivi.

Verifiche ex post: ad esempio, per l’efficienza energetica possono essere richiesti APE e misure di performance.

Implicazioni: progettisti, PA e fornitori devono costruire capitolati e offerte che includano sia prove CAM sia fascicolo DNSH.

Matrice CAM – obiettivi DNSH:

  • CAM prodotto/fornitura/gestione rifiuti ↔ Economia circolare
  • Piano cantiere e gestione acque ↔ Risorse idriche
  • Dichiarazioni sostanze / RoHS / batterie ↔ Prevenzione inquinamento
  • Valutazioni ambientali e paesaggistiche ↔ Biodiversità
  • Progettazione climatica ↔ Adattamento climatico
  • La documentazione può essere riusata tra gara DNSH e CAM per ridurre duplicazioni.

Fonti: materiali tecnici ANIT; normativa appalti.

Quali errori portano a rigetti/ritardi?

Schede tecniche incomplete o non firmate.

Assenza di marcatura CE o DoC non riferita al lotto installato.

Mancanza di istruzioni RAEE o di prova di adesione a sistema collettivo.

Dichiarazioni non coerenti con la deroga RoHS per FV.

Scarsa tracciabilità (DDT/fatture non collegati ai seriali).

Nessuna analisi dei rischi climatici per impianti >1 mw.

Fonti: prassi di bando; RGS; GSE.

Tecnico che utilizza una termocamera per rilevare difetti nei pannelli fotovoltaici durante un audit DNSH.

Casi studio italiani: come hanno superato la verifica DNSH

Per capire concretamente come applicare il principio DNSH e assicurarsi l’accesso ai fondi, è utile osservare esempi pratici di progetti italiani che hanno superato con successo le verifiche.

Agrisolare 2023: sblocco fondi grazie ai chiarimenti GSE

Equivalenza operativa: marcatura CE, gestione RoHS e certificazioni di filiera valutate dal GSE hanno permesso di inquadrare correttamente i requisiti DNSH.

Documenti chiave: dichiarazioni del produttore, CE/DoC, manuali RAEE e traccia dei lotti.

Prevenire esclusioni:

  • Verifica preventiva su deroga RoHS per pannelli FV.
  • Allineamento tra lotti acquistati, installati e documenti caricati.

Fonti: GSE; Direttiva 2011/65/UE.

Progetti PNRR 2022–2026: schede DNSH e controlli ex post

Impostazione fascicolo: una sezione per ciascun obiettivo DNSH, con prove coerenti alla scheda tecnica PNRR.

Verifiche tipiche:

  • Fotografie di cantiere/as-built con focus su componenti e seriali.
  • Tracciabilità acquisti (DDT/fatture) e rispondenza ai documenti CE/ISO.
  • Piano RAEE e accordi con sistemi collettivi.

Coordinamento: coinvolgimento della stazione appaltante e dei soggetti attuatori per evitare iterazioni lunghe.

Fonti: RGS; documentazione PNRR.

Transizione 5.0 per PMI: impostare un pack DNSH “a prova di audit”

Strutturazione per fasi:

  • Progetto: relazione DNSH, valutazione rischi (se >1 mw), selezione componenti con CE/ISO, tra cui l’inverter fotovoltaico.
  • Cantiere: verbali, foto, gestione rifiuti e registri.
  • Esercizio: registri manutenzioni e aggiornamento evidenze RAEE.

Strumenti: dichiarazioni sostitutive, certificazioni GSE/ISO e check-list interne per evitare dimenticanze.

Pianificazione verifiche ex post: calendarizzazione, indice documentale e referenti nominati.

Fonti: MIMIT; prassi bandi per PMI.

Cosa controllano i verificatori in audit DNSH?

Coerenza tra documenti CE/RoHS/ISO e componenti effettivamente installati (match seriali/etichette/DDT).

Completezza del dossier fotografico e dei registri RAEE.

Presenza di valutazione dei rischi climatici e misure di adattamento (per >1 MW).

Tracciabilità e assenza di contraddizioni nelle dichiarazioni.

DNSH può essere verificato anche tramite la validazione formale della documentazione tecnica.

Fonti: MIMIT; RGS; GSE.

Checklist operativa DNSH e prossimi passi

Prima di avviare un progetto, è fondamentale consolidare tutti i documenti e le evidenze che dimostrino il rispetto del principio DNSH, così da semplificare l’accesso ai fondi PNRR e ad altri incentivi.

Pre-progetto: verifica componenti e fornitori

CE e Dichiarazioni UE di Conformità per moduli, inverter, accumulo.

Certificazioni di filiera valutate nei bandi GSE (ISO 9001/14001/45001, factory inspection).

Istruzioni RAEE dei produttori; disponibilità di sistemi collettivi per il ritiro.

Tracciabilità lotti e riferimenti agli stabilimenti di produzione.

Verifica della deroga RoHS per pannelli FV e coerenza delle dichiarazioni del produttore.

Se potenza >1 MW: valutazione dei rischi climatici e misure di adattamento progettuale.

Fonti: RGS; normativa RAEE; GSE.

Dossier per la domanda di incentivo

Dossier DNSH: elenco documenti unificato

  • Fase domanda (ex ante): dichiarazione DNSH, progetto, valutazione rischi >1 MW
  • Fase cantiere: verbali, foto, tracciabilità componenti
  • Fase ex post: verifiche, manutenzione, aggiornamenti RAEE

Strumenti e download

  • Indice dossier per 6 obiettivi DNSH
  • Check‑list componenti (CE / DoC / RoHS / ISO / tracciabilità)
  • Template valutazione rischi climatici >1 MW
  • Template piano decommissioning RAEE
  • Strumento autovalutazione DNSH online

Post-installazione e audit ex post

Conservare il fascicolo completo per tutta la durata dei controlli.

Mantenere un registro delle manutenzioni e aggiornare le evidenze RAEE.

Tracciare eventuali sostituzioni di componenti, con nuovi documenti CE/ISO/RAEE.

Preparare un sommario DNSH, indice documentale e nominare i referenti per audit.

Fonti: MIMIT; RGS; GSE.

Come ridurre i rischi di non conformità DNSH?

Integrare nei capitolati e negli ordini d’acquisto i requisiti CE/RoHS/RAEE e le certificazioni di filiera richieste dai bandi.

Usare check-list PNRR aggiornate e modelli di dichiarazione coerenti con la Circolare RGS 22/2026.

Coinvolgere da subito progettista, fornitore e, se necessario, un consulente con esperienza DNSH.

Fonti: RGS; guide operative nazionali.

Box comparativo – CE, RoHS, certificazioni di filiera GSE: cosa cambia?

CE: conformità alle direttive UE applicabili (sicurezza, EMC, ecc.); richiede DoC del fabbricante; obbligatoria.

RoHS: limita sostanze pericolose nelle AEE; deroga per pannelli FV installati permanentemente da professionisti; utile comunque avere evidenze sostanze.

Certificazioni di filiera (ISO/Factory Inspection valutate dai bandi GSE): non sostituiscono la CE, ma rafforzano la dimostrazione DNSH (qualità, ambiente, sicurezza, tracciabilità).

In breve: il punto chiave è costruire un fascicolo DNSH coerente e completo, che incroci marcature obbligatorie (CE), gestione sostanze/fine vita (RoHS/RAEE) e qualità della filiera (ISO/factory inspection), con riferimenti chiari ai lotti realmente installati.

Un ispettore documenta i dati su un blocco appunti durante la verifica post-installazione di un impianto fotovoltaico.

Domande frequenti

Cos’è il principio DNSH nel fotovoltaico?

Il principio DNSH (“Do No Significant Harm”) è una regola introdotta dall’Unione Europea che richiede che ogni progetto finanziato con fondi pubblici, come quelli legati alla transizione energetica, non provochi danni significativi all’ambiente. Nel caso del fotovoltaico, questo significa che un impianto deve essere progettato, installato e gestito in modo sostenibile lungo tutto il suo ciclo di vita: dalla produzione dei componenti fino allo smaltimento finale. In pratica, rispettare il principio DNSH vuol dire dimostrare che il progetto non compromette sei obiettivi ambientali europei, tra cui la protezione del clima, l’economia circolare e la prevenzione dell’inquinamento. Questo principio DNSH per il piano di investimenti pubblici è oggi centrale nelle politiche energetiche europee e italiane. Per chi realizza impianti fotovoltaici, significa documentare materiali, certificazioni e gestione dei rifiuti, così da dimostrare la conformità ambientale richiesta dalle normative europee e nazionali.

Perché serve la certificazione DNSH per i fondi PNRR?

La certificazione DNSH è richiesta perché il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è finanziato con fondi europei che devono rispettare criteri ambientali molto rigorosi. In Italia, il controllo sull’applicazione di queste regole è coordinato dal ministero dell’economia, che verifica che i progetti finanziati non generino danni significativi all’ambiente. Senza la documentazione DNSH, molte imprese non possono accedere ai fondi PNRR o ad altri incentivi collegati alla transizione energetica. In sostanza, la certificazione serve a dimostrare che l’impianto fotovoltaico è coerente con le politiche europee di sostenibilità. Per aziende, installatori e amministrazioni pubbliche, preparare correttamente il dossier DNSH è quindi fondamentale per accedere ai finanziamenti e per evitare problemi durante controlli o audit successivi. Inoltre, dimostrare di rispettare il principio DNSH rende i progetti più credibili anche dal punto di vista ambientale e istituzionale.

Come ottenere l’attestato DNSH per un nuovo impianto?

Per ottenere l’attestazione DNSH di un nuovo impianto fotovoltaico non esiste un vero e proprio “certificato unico” rilasciato automaticamente: si tratta piuttosto di costruire un dossier tecnico che permetta di dimostrare la conformità del progetto ai requisiti ambientali europei. Questo dossier include documenti come marcatura CE dei componenti, dichiarazioni del produttore, evidenze relative alla gestione RAEE, informazioni sui materiali e sulla sicurezza ambientale. L’obiettivo è dimostrare che l’impianto è progettato in modo da evitare danni significativi all’ambiente e quindi rispettare il principio DNSH. Questo passaggio è particolarmente importante quando si vuole accedere ai fondi PNRR o ad altre misure pubbliche. In molti casi, il progettista o il consulente energetico prepara la documentazione seguendo le linee guida del ministero dell’economia e delle autorità competenti, assicurandosi che tutte le evidenze richieste siano presenti prima della domanda di incentivo.

Quali documenti deve fornire l’installatore per il DNSH?

L’installatore ha un ruolo importante nel processo DNSH perché deve fornire parte della documentazione tecnica che dimostra la sostenibilità dell’impianto. Tra i documenti più richiesti ci sono la dichiarazione di conformità dell’impianto, le schede tecniche dei componenti, le certificazioni dei produttori e le prove di installazione corretta. Tutto questo serve per dimostrare la conformità del sistema alle normative tecniche e ambientali. In molti casi vengono richieste anche informazioni sulla tracciabilità dei componenti e sulle modalità di smaltimento futuro, così da garantire che l’impianto non produca danni significativi all’ambiente nel lungo periodo. Questa documentazione è parte del fascicolo necessario per rispettare il principio DNSH e per permettere al progetto di accedere ai finanziamenti pubblici. Senza queste prove tecniche, può diventare difficile accedere ai fondi PNRR, perché le autorità devono verificare che ogni fase dell’impianto sia coerente con il principio DNSH per il piano di investimenti.

Qual è l’impatto del DNSH sullo smaltimento dei moduli?

Il principio DNSH ha un impatto diretto anche sul fine vita dei pannelli fotovoltaici. Uno degli obiettivi principali è infatti evitare danni significativi all’ambiente attraverso una corretta gestione dei rifiuti elettronici. Questo significa che i moduli fotovoltaici devono essere smaltiti tramite sistemi autorizzati, spesso collegati alla normativa RAEE, che garantiscono il recupero dei materiali e il trattamento sicuro delle componenti elettroniche. Nel contesto del principio DNSH per il piano di transizione energetica, dimostrare che esiste un sistema di raccolta e riciclo è fondamentale per dimostrare la conformità del progetto. Per aziende e installatori, questo si traduce nell’obbligo di prevedere già in fase di progetto come verranno gestiti i moduli a fine vita. Questa pianificazione è uno dei requisiti per rispettare il principio DNSH e rappresenta un passaggio chiave per accedere ai fondi PNRR o ad altri incentivi pubblici destinati agli impianti fotovoltaici.

Riferimenti

https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2020/852/oj

https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2021/2139/oj